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L’orientamento spaziale. Uomini e donne sono diversi?

Gli uomini hanno una capacità di orientamento nello spazio superiore a quella femminile? “Mia moglie non ha alcun senso dell’orientamento, per questo guido sempre io…” Questo è quello che le dicerie comuni affermano da tempo ma, prima di svelare se il mito corrisponde a verità, facciamo un passo indietro: cosa vuol dire orientarsi nello spazio?

Gli esseri umani hanno la facoltà di imparare e ricordare le informazioni sulle relazioni spaziali nel mondo ai fini dell’adattamento. Immaginiamo quanto fosse importante sviluppare questa capacità quando non esistevano strade o mappe che ci aiutassero a tornare a casa. Gli individui percepiscono informazioni direttamente dall’ambiente e si orientano in esso, aggiornando continuamente il loro rapporto con gli oggetti che li circondano mentre si muovono nello spazio, integrando le informazioni da diverse prospettive per fornire un senso di spazio unificato. L’abilità degli umani ad apprendere e manipolare l’informazione spaziale ha ricevuto negli anni sempre più attenzione e oggi sappiamo che esistono due modi in cui gli esseri umani acquisiscono e usano l’informazione spaziale: attraverso un apprendimento primario e uno secondario. L’apprendimento primario (cioè diretto) si ha quando l’individuo interagisce direttamente con l’ambiente circostante, creando un senso di spazio vicino, rispetto al quale può agire direttamente.

L’apprendimento secondario (cioè indiretto) si riferisce a tutte le informazioni su cui l’individuo non  può agire direttamente. In genere riguarda i concetti spaziali più astratti, quali l’uso di mappe e figure. Esistono importanti differenze nel modo in cui l’informazione spaziale è rappresentata e usata e queste differenze dipendono da come l’informazione stessa viene appresa. Ciò può avvenire in modo simultaneo (osservando mappe o comunque immagini) o può essere costruita nel corso di successive interazioni con l’ambiente (come nella navigazione). Le diverse prospettive che la persona può assumere durante l’apprendimento quando naviga realmente nell’ambiente rendono più semplice la rievocazione nella memoria di quel percorso.

Come dicevamo precedentemente, è opinione comune che tra i fattori interni coinvolti nella rappresentazione dello spazio, vi sono anche le differenze di genere. Secondo Lawton (1996) i maschi sono più fiduciosi delle femmine nelle loro abilità di senso dell’orientamento. Allo stesso modo, alcuni esperimenti rivelano che le femmine sono più ansiose dei maschi quando navigano.

L’ “ansietà spaziale” o ”la paura di perdersi” può ridurre la capacità di concentrarsi sui suggerimenti essenziali per mantenere l’orientamento geografico. Sempre recentemente è stato dimostrato che differenze di genere possono essere presenti nella formazione di una mappa cognitiva e che tali differenze sarebbero legate alla difficoltà delle donne nei compiti di rotazione mentale. Tali differenze si manifestano, però, solo ed esclusivamente nell’ambito delle immagini mentali e per la navigazione sono specificamente limitate alla fase di apprendimento di un percorso, mentre sembrano scomparire nel momento in cui la mappa cognitiva viene memorizzata. Quindi le diversità tra i sessi nel rievocare un percorso riflettono l’uso di diverse strategie di apprendimento, piuttosto che di diverse capacità.

Per rispondere alla domanda iniziale se gli uomini siano più capaci delle donne nei compiti di orientamento, si può rispondere che i primi utilizzano strategie di apprendimento più semplici e quindi velocemente riproducibili, ma una volta che entrambi hanno memorizzato un determinato percorso non si riscontrano differenze di genere. Per par condicio va detto che questa abilità di apprendimento più veloce sperimentata nel genere maschile riguarda solo i compiti spaziali che coinvolgono l’emisfero cerebrale destro. Viceversa la donna ha la capacità di apprendere l’uso del linguaggio più velocemente rispetto all’uomo e questa è invece prerogativa dell’emisfero cerebrale sinistro. Sarà questa l’ennesima dimostrazione del mito delle due metà descritto da Platone?

Per approfondire:

Lawton C. A., (1994). Gender differences in way-findings strategies: relationship to spatial ability and spatial anxiety. Sex Roles, 30(11/ 12), 765–779.

Lawton C. A., (1996). Strategies for indoor way-finding:the role of orientation. Journal of Environmental Psychology, 16, 137–145.

Villani, D. (2001) L’orientamento in alcuni paesi europei. Roma: Monolite Ed.

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