Categoria: Adolescenza

Adolescenza – istruzioni per l’uso

ADOLESCENZA

Il termine adolescenza deriva dal latino adolescere, che significa crescere. Per adolescenza si intende quel periodo della vita che va dai 12 ai 22 anni c.a., e vede l’individuo impegnato ad affrontare una serie di cambiamenti che interessano il suo sviluppo:

  • Fisiologico
  • Morfologico
  • Sessuale
  • Cognitivo
  • Sociale

 

Queste trasformazioni portano il soggetto a modificare l’immagine che ha di sé e a confrontarsi continuamente con quella che hanno gli altri di lui. La difficoltà di definire/circoscrivere l’adolescenza all’interno di limiti anagrafici deriva anche dalle enormi differenze interindividuali esistenti nel modo di affrontare i compiti di sviluppo sia in termini di strategia comportamentali che di vissuti interiori.

Secondo Canestrari e Godino si potrebbe definire come la fase della vita che intercorre tra la maturazione sessuale e l’assunzione di un suolo sociale adulto e autonomo. Nelle società complesse, in cui si diviene adulti per gradi, i ruoili adulti, prima di esserre agiti sono provati per gioco. In questo senso si può definire l’adolescenza come una costruzione PSICO-SOCIALE. Tra i vari cambiamenti che l’adolescente affronta, le capacità intellettive tra gli 11 e i 14 anni progrediscono a livello qualitativo perché il giovane per la prima volta comincia a fare operazioni mentali con concetti astratti, ciò che Piaget ha definito fase delle OPERAZIONI FORMALI.

 

 

Gli ambiti applicativi in cui si studia l’adolescenza sono vari e sebbene abbiano tutti, un elevato potenziale esplicativo hanno tutti carattere parziale. Qui prenderemo in considerazioni quello clinico.

Nell’ambito della psicologia dello sviluppo Kohlberg, seguace di Piaget, ha studiato le fasi dello sviluppo MORALE nella loro relazione con le fasi dello sviluppo intellettivo. Nel livello I (UTILITARISTA) preconvenzionale tra i 3 e 7 anni: nello STADIO 1 il bambino obbedisce per evitare punizioni, quindi è sbagliato ciò che comporta punizioni. Nello STADIO 2 è giusto ciò che serve a sé, a livello strumentale.

Nel livello II (CONFORMISTA) convenzionale tra gli 8 e gli 11 anni: nello STADIO 3 è giusto agire in conformità con ciò che si è stabilito e fare ciò che gli altri si aspettano da noi. Nello STADIO 4 le leggi e i doveri vanno sempre adempiuti perché è giusto per mantenere i ruoli e il sistema. Nel livello III (AUTONOMO) post – convenzionale, dai 14 in poi: lo STADIO 5 prevede consapevolezza da parte del ragazzo che esistono molte opinioni e scale di valori. Nasce il relativismo e la libertà, ma esiste anche il concetto di valore assoluto che va oltre le scelte della maggioranza. Nello STADIO 6 nasce il proprio sistema di valori, che si fonda sulla razionalità e universaslità di principi.

Con l’adolescenza ha inizio quindi l’epoca in cui le idee prima accettate in modo acritico e conformistico sono riesaminate e ci si crea una propria opinione del mondo. Il mondo dell’adolescente, contrariamente a quello degli adulti, è fatto di COERENZA e ASSOLUTI e assumono atteggiamenti che potremmo definire ascentici.

 

Nell’ambito del modello psicoanalitico viene sottolineata invece l’importanza dell’ingresso nella sessualità adulta che comporta la riorganizzazione delle pulsioni parziali nell’ambito del primato genitale e la ristrutturazione conflittuale del mondo intrapsichico. Secondo E. Erikson il compito principale in adolescenza o DILEMMA CRUCIALE di questo periodo è l’acquisizione di una identità autonoma. Il soggetto è spinto a ridefinire e riorganizzare il proprio sé rispetto a se stesso e agli altri. Secondo Erikson il processo di formazione dell’identità si realizza attraverso il passaggio di alcune fasi:

  • In adolescenza si passa da uno stato di diffusione dell’identità a uno di acquisizione di identità. Il primo è caratterizzato da 2 modalità relazionali: SPERIMENTAZIONE e IDENTIFICAZIONE. La prima permette al soggetto di provarsi in RUOLI diversi e recitare più copioni sociali confrontandosi con diverse regole e valori;
  • Parallelamente l’adolescente moltiplica le sue relazioni aggiungendo alle figure primarie altri oggetti di interesse, come altri adulti e coetanei. All’interno di queste figure può identificarsi e riconoscere parti di altri come interessanti per sé.
  • Erikson chiama questo gioco di identificazioni MORATORIA PSICOSOCIALE, in cui l’adolescente si definisce e acquisisce l’identità attraverso un gioco di identificazioni.
  • Questo processo comporta una SCELTA e l’ELABORAZIONE di una sintesi originale delle diverse parti di sé che il ragazzo ha riconosciuto identificandosi con gli altri.

La teoria di Erikson è stata criticata da diversi autori tra cui Bosma; Jackson e Coleman, i quali hanno sottolineato come per l’autore la formazione dell’identità avverrebbe in termini assolutistici, di tutto o niente, mentre per loro questo processo sarebbe continuo e si realizzerebbe attraverso ripetute crisi, esplorazioni e riorganizzazioni.

Diversamente da Erikson, Marcia, attraverso interviste a soggetti adolescenti riguardo diversi ambiti della vita, individua 4 STATI dell’IDENTITA’ che corrispondono a 4 MODALITA’ DI RAPPORTARSI AGLI EVENTI da parte dell’adolescente:

  • IDENTITA’ ACQUISITA: vi si trova chi ha operato una scelta sondando attraverso la sperimentazione le diverse alternative possibili;
  • MORATORIUM: fase della sperimentazione in cui non si è ancora elaborato una scelta, sebbene sia presente una riflessione sulle alternative;
  • BLOCCO DELL’IDENTITA’: chi elabora sclete in vari ambiti della vita e assume gli impegni conseguenti senza ESPLORARE alternative possibili. È una adesione acrititca ai primi modelli identificativi (i genitori);
  • DIFFUSIONE DELL’IDENTITA’: chi mette in atto molteplici comportamenti esplorativi superficiali, senza riflessione, e non finalizzati a una vera scelta e impegno futuri.

Seguendo gli studi di Erikson e Marcia possiamo affermare che gli adolescenti devono definire la pripria identità sociale e individuale, sperimentandosi quindi in un ambiente sociale più ampio di quello infantile. Il legame con i pari offre un sostegno fondamentale nell’affrontare questo percorso di individuazione-separazione.

Le RELAZIONI SIMMETRICHE con gli amici gli permettono di:

  • Esplorare l’esterno attività condivise e sperimentare nuove capacità;
  • Scoprire il proprio sé, scoprendo nuovi aspetti di sé e imparrando ad aiutovlutarsi in base al giudizio altrui

Inoltre cambia anche la tipologia di amicizie. Mentre nell’infanzia si fondavano sulla condivisione di attività, ore si basano su condivisione emotiva e lealtà. In ambito sociale lo studio dell’adolescenza nella comprensione dei comportamenti trasgressivi assume una grande valenza applicativa.

Metodi di indagine: molti studi hanno esplorato l’AUTOEFFICACIA REGOLATORIA, ovvero la convinzione di essere capaci di resistere alle pressioni trasgressive dei compagni, ed è stato verificato che tale efficacia è risultata negativamente associata con la messa in atto di varie forme di comportamenti a rischio da parte dell’adolescente. Nello studio di SMORTI et all. del 2010, sono state valutate diverse caratteristiche personali degli adolescenti tra cui anche l’AUTOEFFICACIA REGOLATORIA. Rispetto al consumo di droge sono emerse differenze significative in termini di A.R. tra i vari gruppi sociali (non consumatori, consumatori occasionali e consumatori abituali). Lo stesso è emerso per l’uso di alcolici. In generale lo studio verifica come chi fa uso di queste sostanze risulta avere una A.R. significativamente inferiore rispetto a chi non ne fa uso.

 

 

 

 

 

Adolescenza. Film “Quel fantastico peggior anno della mia vita”

L’adolescenza: un duello epico tra la vita e la morte psichica

adolescenza psicologo roma

 Greg ha un sogno. Passare inosservato e indenne attraverso gli anni del liceo. Al college non vuole andare, perché lì dovrebbe difendersi dalle prese in giro dei compagni di corso per ventiquattr’ore al giorno e non reggerebbe lo stress. Galleggia sulla superficie delle cose, senza stringere veri rapporti con nessuno. Anche il suo migliore amico, Earl, Greg lo definisce un collega, perché condivide con lui la passione per il cinema d’essai, a cui fanno il verso nelle loro parodie cinematografiche. Ma poi Greg frequenta Rachel. È sua madre a costringerlo a farlo, perché Rachel ha il cancro, una forma acuta di leucemia. È per questo che il ragazzo inizia ad andare a casa sua ogni pomeriggio. E continuerà a farlo per un anno intero. Un anno in cui Greg sarà costretto ad entrare in rapporto con Rachel, e con se stesso. Il confronto tra la sua vita, ancora da cominciare, e quella della ragazza, che potrebbe dover finire, lo costringono a prendere una decisione, una direzione e ad esistere una volta per tutte.

“Quel fantastico peggior anno della mia vita”, sfortunata traduzione non letterale del titolo originale “Me, Earl and the dying girl” è un inno alla vita, anche se è un film che affronta il tema della malattia e della morte in adolescenza. Sembrerebbe un ossimoro, ma non lo è. Nel momento in cui una vita dovrebbe cominciare è già destinata a fare i conti con la propria finitezza e con quello che resta di se stessi. Ma quello che Greg scopre accanto a Rachel è che nessuna vita finisce, perché ognuno di noi esiste in coloro che ama. Può sembrare una lezione banale, tipica di film hollywoodiani, ma quello di Alfonso Gomez-Rejon è un piccolo capolavoro indie, a basso budget, che porta sul grande schermo volti sconosciuti dall’incredibile talento, e affronta un tema spinoso senza rifugiarsi in facili ipocrisie, come fanno nel film “Tutta colpa delle stesse”. Al contrario delle pillole di zucchero da blockbuster, questo film racconta la malattia per quello che è, per l’imbarazzo che crea negli adulti; nella disorganizzazione che porta con sé in ogni sistema che investe, dalla famiglia alla scuola; nelle modificazioni che impone ad un corpo ancora acerbo, che aspettava di sbocciare. Ma racconta anche la vita, quella di Greg, che sta per cominciare; racconta l’amicizia; racconta la delusione; la voglia di arrendersi e poi di ricominciare. Proprio come ci mostra Greg.

L’adolescenza è un duello senza esclusione di colpi tra la vita e la morte psichica, tra l’affermazione di sé e l’annichilimento, o per usare le parole di Erik Erikson, psicoanalista tedesco naturalizzato statunitense, tra “il non più e il non ancora”. Egli ha elaborato la teoria dello sviluppo psicosociale diviso in otto fasi, che coprono l’intero ciclo di vita dell’uomo. Per accedere allo stadio successivo ed evolversi, l’individuo deve risolvere il conflitto psicosociale tipico dello stadio in cui si trova.

Per quanto riguarda l’adolescenza il conflitto è tra l’acquisizione di una identità o il suo rifiuto, e la dispersione di identità. Ognuno di noi si trova a dover integrare nel corso dello sviluppo “dati costituzionali, bisogni della libidine (…) identificazioni significative, difese efficaci (…) e ruoli coerenti.” (Erikson 1959, 116) In adolescenza i cambiamenti del corpo, uniti alle pressioni sociali subite dal giovane, lo spingono a prendere una direzione e integrare le varie identificazioni che si porta dall’infanzia, per formare un’identità completa e adulta. Ed è proprio questa l’enorme sfida che Greg affronta, e vince. Perché la sfida che l’adolescenza gli pone di fronte è quella di vivere, e al contrario di tanti adulti, Greg la accetta.

Dott.ssa Valeria Colasanti

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